
Un giorno cadde una piccola gazza ladra dal nido, non sapeva volare e così me la portai a casa, in verità sapevo nemmeno cosa mangiasse, ma non volevo che finisse nella bocca di qualche gatto, scoprii che era prevalentemente carnivora ma in necessità sarebbe diventata onnivora e scoprii anche che era un maschio ( non gli ho guardato sotto il porta coda me lo disse il veterinario)...
Per qualche tempo lo tenni in una gabbia abbastanza grande, poi anche lui crebbe e decisi di dargli la libertà, era arrivata l ora che il suo instino lo facesse volare.
Ero un po' rammaricata, mi spiaceva separarmi da lui, ma la sua libertà sarebbe valsa qualche mia lacrima.
Allora aprii la porta della gabbia e lo invitai a uscire, gli uccelli si sa sono un po' tonti e ci impiegò un po' a capire che fuori era meglio, comunque si decise e volò via.
Passarono un paio di ore ,forse, e me lo ritrovai a casa sua...appollaiato sul trespolo: "va bene" gli dissi "facciamo così, io ti lascio la gabbia qui tu fai quello che credi sia meglio per te"
Il suo meglio era di mangiare nel mio piatto, di starmi sulla spalla, di seguirmi nell' orto di strusciare la sua testolina tra i miei capelli, di essere sempre dove ero io...insomma peggio di un fidanzato...
Lo si chiamò Berta anche se era un maschio perchè
" Berta" in dialetto significa gazza.
Un giorno a pranzo eravamo tutti a tavola e il mostrino era poggiato sulla mia spalla, mi girai per passargli un po' di pasta e lui decise di ringraziarmi dandomi un sonoro bacio...solo che il suo becco prese male le misure e mi centrò l' occhio sinistro, un male fottuto, una corsa all ospedale, credo che una ferita ad un occhio sia uno di quei dolori che non si possono dimenticare.
Tornata a casa avevo un po' di paura di Berta, mi aveva fatto del male seppur involontariamente,così cominciai ad allontanarlo, nel senso proprio della parola, non gli passavo più il cibo dalle mie mani, ma glielo mettevo vicino alla gabbia " la sua casa" sempre aperta, non gli permettevo più di starmi sul braccio mentre ero nell' orto a fare i miei lavori, mi faceva paura....
Egli allora si rintanò lì sul suo trespolo, non voleva più uscire, non ho idea di quanto un essere così "stupido come un volatile" possa amare un umano , ci vorrebbe Konrad per dirlo, ma credo molto, se il giorno in cui lo tolsi dalla gabbia e chiusi la porta non tornò più.
So solo che adesso quando vedo una gazza mi pervade la tenerezza, i ricordi di un grande amore non muoiono mai, nonostante il male che ci ha fatto.