giovedì 16 febbraio 2017

" Io al mio cane voglio bene"

Quante volte ho sentito questa frase "Io al mio cane voglio bene, lo tratto come un re, non gli manca niente".
Certo, non lo metto in dubbio, tanti vogliono bene al loro cane, gli danno da mangiare, non lesinano carezze, lo portano regolarmente dal veterinario e se ci sono problemi lo curano.
Sono tutte cose e azioni che hanno la mia ammirazione, visto che per alcune, altre persone, queste cose sono non necessariamente necessarie.
Salvo poi parlare di sterilizzazione. Ora, nella maggioranza dei casi, ( non tutti purtroppo) per le femmine sfondo una porta aperta, vengono sterilizzate quasi tutte. QUASI.
Ma perché?
EhEhEh,,,,,La femmina . se capita il fattaccio, porta a casa 3/4/5 o più piccoletti che poi dovremmo sbatterci a sistemare,,,Ogni sei mesi ha il ciclo e allora sporca i divani e diventa nervosa,,,se tutto questo può essere tenuto sotto controllo, magari, probabilmente, dopo qualche " estro" la cagnina potrà avere una gravidanza isterica e allora si rintana, ha la montata lattea, diventa triste come se tutte le disgrazie fossero successe a lei, quindi bisogna " ormonarla" e poi risuccede, E quindi si fa quel piccolo intervento per cui i proprietari trovano la tranquillità, Attenzione, qui vi voglio, I PROPRIETARI, non la cagnina.
Il caso cambia quando mi trovo davanti a un maschio, lì comincia la tiritera del "- Ma poverino, tanto non lo lascio andare in giro, lo tengo sotto controllo, ma poverino di qua e poverino di là, la carogna maledetta sono io che sono estremista.
Ho un bel da spiegare che la sterilizzazione li metterebbe al riparo dal tumore ai testicoli, non hanno ancora la visione di una noce che diventerà grossa come una mela, ci provassero loro a sedersi con una cosa così tra le gambe, poi ne potremmo riparlare.
E allora non mi resta che questo, e parlo sopratutto agli uomini, perché sono loro i più ostici a capire.
Mettiamola così: prendiamo un bel maschio umano, gli diamo da mangiare, lo portiamo dal medico, gli diamo tutti i grattini che vuole sulla testa, sulla schiena, ma.... Lo chiudiamo in un recinto e gli mettiamo davanti, tutti i giorni, per ameno 3 settimane, una donna bellissima, nuda, che gli mostra tutto il mostrabile, ma, potrà solo guardare e non toccare, come pensate possa sentirsi?
Fate voi....

sabato 10 dicembre 2016

giovedì 1 dicembre 2016

Eh, vota sì. Eh vota no..






        



     

martedì 20 settembre 2016

L'egoista e il falso





         L'egoista è chi fa un azione a suo interesse e riesce a farti     
credere che sia per farti un favore o un regalo.
          Molto spesso il falso e l' egoista coabitano.            


        

venerdì 26 agosto 2016

Ai miei figli. Pagina 116.

Dicono che si può apprezzare realmente un giardino soltanto quando si raggiunge una certa età, e suppongo che ci sia un fondo di verità in questa affermazione. Probabilmente ha a che fare con il grande cerchio della vita. C' è qualcosa di miracoloso nel vedere l' incontenibile ottimismo delle nuove gemme dopo un inverno cupo, una sorta di piacere nel registrare il cambiamento ogni anno, nell' osservare il modo in cui la natura sceglie il mettere in mostra diverse parti del giardino quando sono al massimo del loro splendore. Ci sono stati momenti- quelli in cui il mio matrimonio si è rivelato un po' più affollato di quel che avevo previsto- in cui il mio giardino è stato un rifugio, e altri in cui è stato gioia.
Ma ci sono starti momenti in cui, francamente, è stato fonte di dispiacere. Non c'è nulla di più deludente che creare una nuova bordura e non vederla fiorire, o trovare una fila di splendidi  Allium distrutta nottetempo da qualche subdolo colpevole. Ma anche se mi lamentavo della mancanza di tempo, dello sforzo necessario per prendersene cura e del fatto che le articolazioni protestassero dopo un pomeriggio passato ad estirpare erbacce, o che le unghie non sembrassero mai pulite, nonostante tutto questo, io amavo il mio giardino. Amavo il piacere sensuale di stare all' aria aperta, amavo i suoi profumi, a sensazione della terra sotto le dita, la soddisfazione nel vedere le cose vivere e splendere, prigioniere della loro effimera bellezza