
C'era una volta una bambina,
viveva con un padre comunista, una madre sulla via dell' alcolismo, un fratello su una sedia a rotelle, una sorella che era un fantasma e un altro fratello gay,
vivevano tutti in una casa di campagna, distante dal paese tanto che per andare a scuola ci si impiegava 45 minuti, non avevano il bagno in casa né l' acqua, neppure quella fredda,
dormivano al freddo d' inverno e al caldo torrido d' estate.
La bambina nella sua solitudine imparò a leggere e a scrivere a 4 anni, tant'è che quando arrivò in prima elementare la maestra non sapeva gestirla, lei guardava gli altri fare le aste e si annoiava.
Quella bambina sono stata io.
A quei tempi non si poteva far fare il salto di classe così la maestra impietosita mi dava dei libri da leggere e mi mandava con la bidella, alla fine anche gli altri impararono a scrivere, leggere e far di conto e io fui integrata finalmente con gli altri bambini.
Facevo la seconda elementare quando in un problema notai che i miei compagni non scrivevano nulla, quindi non osai tracciare nulla sul foglio.
Il risultato fu uno zero largo due pagine per tutti.
Era orribile quello zero, ma ero felice di averlo preso, per me aveva un significato: uguaglianza.
Ero una bambina serena nonostante tutto, un giorno mi chiamò la mamma della puttana del paese ( in ogni paese abitava una puttana).
La puttana aveva generato una figlia che doveva prepararsi ad andare a scuola.
La nonna di quella bambina, che si chiamava Alda, mi chiese aiuto.
L' aiuto consisteva nel far capire che sedersi ad un banco con altri bambini non era un dramma, anche se la guardavano male.
Non mi tirai indietro, ma quando vidi Alda per la prima volta mandai giù più volte la saliva.
Dormiva su una cassapanca di legno, per materasso una coperta militare e per coperta una coperta militare, dentro la cassapanca tenevano il pane per le galline.
Alda dormiva in cucina e le pareti erano nere per la fuliggine del camino.
Sulla testa della bambina spiccava una ciste grossa come una noce e i suoi capelli biondi lì non crescevano.
Era primavera e tra una cosa e l' altra mi resi conto di avere poco tempo per la convinzione.
Qualche giorno dopo mi presentai a casa di Alda con la mio vecchia attrezzatura, era ora di cominciare a lavorare.
Giorno dopo giorno feci capire alla bambina come si temperava una matita, il nome dei colori, il pallottoliere mi aiutava a fargli capire le decine dalle unità, l' alfabetiere le lettere.
Se io mi sentivo sfortunata riuscivo a vedere il lei l' animaletto nascosto che aveva dentro.
Arrivò il primo giorno di scuola.
Sua madre aveva il suo bel daffare e sua nonna non andava in paese perchè aveva il cosiddetto
" gozzo" per cui si vergognava, così la portai io.
le presi la mano e con il nostro grembiulino salimmo le scale, io salutavo gli altri alunni ma loro nulla, si giravano dall' altra parte.
Andò avanti così per qualche giorno, non capivo il perchè nè il percome.
Finché un giorno una bambina, la più ricca, quella che era figlia unica, con la faccia da culo, mi prese in disparte dicendomi:-Ti regalo 12 pennarelli Giotto se diventi mia amica del cuore-
E io:- Mi fa piacere, ma non è necessario, se vuoi diventiamo amiche anche con una cicca usata-
Lei:- No, no, 12 pennarelli, tanto è mia zia che ha il negozio, però non devi più venire a scuola con Alda-
Io la guardai sbalordita.....Ma come...Perché?
Lei ripose lapidaria:- E' la figlia della puttana del paese, cosa vuoi? Lei o me?-
E' stato un attimo, in attimo mi sono passate davanti le sue bambole, che io non avrei mai potuto avere e la cassapanca con la coperta militare, l' attimo dopo ho scelto la cassapanca.
Ho passato tre anni con Alda, mano nella mano, ho passato tre anni a mangiare le ciliegie di sua nonna, che certo non avevano il sapore di una bambola di plastica.
Tre anni in cui abbiamo faticato tutte e due, ma quando io me ne andai alle medie lei aveva altri amici e io la sicurezza di avere fatto la scelta giusta.
Piero , questa è mia idea di "essere di sinistra".
Bisogna essere il grado di scendere, togliamoci dal tresopolo, questo non lo dico a te ma tutti quelli che hanno avuto la pazienza di scendere a leggere una storia come questa, che è vera come lo sono le mani che stanno scrivendo.
