A volte mi fermo per riprendere fiato, poi ricomincio senza guardare indietro, potrei prendere un palo e rompermi la testa se lo facessi.
lunedì 31 marzo 2008
giovedì 27 marzo 2008
Una storia
Ogni volta che leggo o sento parlare di violenza sessuale sulle donne o ragazze che siano, mi viene in mente una storia, una storia...
Quella di una ragazzina di sedici anni portata in campagna dove ha subito la sua violenza, ma non dovete pensare o credere che sia stata la violenza sessuala la peggior cosa, il peggio è il terrore che l accompagna, la paura folle di morire, di non tornare a casa, quello è stato devastante...invece riesce a tornarci per fortuna, e la prima cosa che fa è buttarsi sotto la doccia gelata, ma non sente il freddo, adesso sì che vorrebbe morire, lì in quel momento, all' istante perchè non sa cosa fare, siamo alla fine degli anni settanta e in famiglia non si può parlare di questo, la frittata sarebbe ribaltata su di lei, la colpa sarebbe stata sua per il solo fatto di portare la gonna,le sarebbe quasi certamente arrivato un ceffone da suo padre, allora sceglie il silenzio, anche questo si chiama paura, ma il peso è grande, è un macigno che le comprime l' anima, la massacra giorno dopo giorno, non è servito buttare i vestiti che aveva addosso, forse le servirebbe piangere ma non cè niente da fare le lacrime che potrebbero lavarla non esistono, non escono, allora decide di andare dal suo padre spirituale, il pretino che ascolta i ragazzi, li aiuta e li sostiene, pensa "forse lui mi prenderà per il braccio e mi indicherà la strada"...
Già, la strada che lei sa quale possa essere, ma ha un bisogno tremendo di qualcuno che gliela confermi, e allora parla, a fatica ma parla, si vergogna come un ladro ma dice tutto e lui ascolta..ascolta e ascolta...ascolta..ascolta....
E poi le chiede cosa vorrebbe fare denunciare forse? E' forse matta? I giornali non li considera? Il giudizio delle gente nemmeno? E poi un eventuale processo, tu contro di lui, dai su!!!!
E lì la ragazza vorrebbe di nuovo morire in quell' istante SUBITO!
E i macigni diventano due, enormi, pesantissimi da trascinare , ma bene o male ce la fa.
Si fa la sua famiglia, diventa adulta e capisce che la colpa non è della gonna, anche se lei non l ha mai più portata...
Adesso è un po' più che adulta quella ragazza e anche se sa che è giusto parlarne, ogni volta che legge o sente di violenza sessuale è come se le arrivasse una coltellata al cuore, per questo è pro castrazione chimica, perchè solo chi ha provato può sapere.
Quella di una ragazzina di sedici anni portata in campagna dove ha subito la sua violenza, ma non dovete pensare o credere che sia stata la violenza sessuala la peggior cosa, il peggio è il terrore che l accompagna, la paura folle di morire, di non tornare a casa, quello è stato devastante...invece riesce a tornarci per fortuna, e la prima cosa che fa è buttarsi sotto la doccia gelata, ma non sente il freddo, adesso sì che vorrebbe morire, lì in quel momento, all' istante perchè non sa cosa fare, siamo alla fine degli anni settanta e in famiglia non si può parlare di questo, la frittata sarebbe ribaltata su di lei, la colpa sarebbe stata sua per il solo fatto di portare la gonna,le sarebbe quasi certamente arrivato un ceffone da suo padre, allora sceglie il silenzio, anche questo si chiama paura, ma il peso è grande, è un macigno che le comprime l' anima, la massacra giorno dopo giorno, non è servito buttare i vestiti che aveva addosso, forse le servirebbe piangere ma non cè niente da fare le lacrime che potrebbero lavarla non esistono, non escono, allora decide di andare dal suo padre spirituale, il pretino che ascolta i ragazzi, li aiuta e li sostiene, pensa "forse lui mi prenderà per il braccio e mi indicherà la strada"...
Già, la strada che lei sa quale possa essere, ma ha un bisogno tremendo di qualcuno che gliela confermi, e allora parla, a fatica ma parla, si vergogna come un ladro ma dice tutto e lui ascolta..ascolta e ascolta...ascolta..ascolta....
E poi le chiede cosa vorrebbe fare denunciare forse? E' forse matta? I giornali non li considera? Il giudizio delle gente nemmeno? E poi un eventuale processo, tu contro di lui, dai su!!!!
E lì la ragazza vorrebbe di nuovo morire in quell' istante SUBITO!
E i macigni diventano due, enormi, pesantissimi da trascinare , ma bene o male ce la fa.
Si fa la sua famiglia, diventa adulta e capisce che la colpa non è della gonna, anche se lei non l ha mai più portata...
Adesso è un po' più che adulta quella ragazza e anche se sa che è giusto parlarne, ogni volta che legge o sente di violenza sessuale è come se le arrivasse una coltellata al cuore, per questo è pro castrazione chimica, perchè solo chi ha provato può sapere.
giovedì 20 marzo 2008
Ho una tasca bucata.
Mi si è bucata una tasca dei jeans.
Dietro sulle chiappa destra, dove ogni uomo che si rispetti e che non sia mancino tiene il portafoglio.
Bello gonfio, come ogni uomo che si rispetti.
Non appena Norma se ne accorgerà mi intimerà di giubilare le braghe fallate. E qui si innescherà la solita contrattazione: tra me che a certi vestiti mi affeziono, e lei che indica il sacchetto dell’ indifferenziato. Perché se il vestito è ancora buono può essere destinato ai poveri, ma se cade a pezzi cercare di spacciarlo per elemosina è un insulto alla miseria.
Dalla mia ho un’ arma nemmeno troppo segreta: il tentativo di portare in montagna i pantaloni ancora buoni. Perché tra i boschi dell’ alta Val di Susa i canoni dell’ eleganza sono più elastici rispetto alla pianura.
Però c’è una questione che mi indispettisce. Per un buchino su una tasca dovrò rinunciare a un paio di ottimi jeans, mentre nelle vetrine dei negozi alla moda certi pantaloni più sono tagliuzzati e più costano cari. E allora mi domando: perché io, con un solo buco passerei per straccione, mentre se avessi addosso una ragnatela cadente di Denim azzurro, integra solo all’ altezza della marca, passerei per un gran figo ( nonostante l’ età…)?
La risposta, probabilmente, è che certe licenze se le possono permettere solo chi ha i soldi, oppure sono ammissibili se è un dik-tak della moda. Il ricco che veste da straccione è originale, il povero con le pezze ai ginocchi è un poveraccio e basta. I jeans da 300 euro tutti sbrindellati ma con la griffe ben in evidenza sono un oggetto del desiderio, i miei con un buchino sulla tasca vanno bene per la montagna.
E ancora il mio Rolex falso ( costato 25 euro a New York) addosso a me denuncia a gran voce di essere una patacca: che spacca il secondo fin che si vuole, ma patacca. Lo stesso Rolex, ma al polso del professionista o dell imprenditore di grido, sembrerebbe appena uscito dalla fabbrica di Ginevra.
Ma a me questo andazzo non piace. Chiederò a Norma di darmi un puntino di rammendo sulla tasca, e quei jeans li terrò per casa o per la montagna. Però non affiderò mai un paio di braghe ( o peggio a un paio di mutande) il compito di dichiarare al mondo che esisto. Spero di avere altre frecce nel mio arco. E per quanto riguarda l’ impegno a lasciare traccia, che ciascuno di noi ha in questo mondo, preferisco affidarmi alla massima del buon Cartesio: penso dunque sono.
Enrico Bassignana.
Chi è Bassignana? E’ uno giornalista, uno scrittore e se vogliamo anche opinionista,
scrive sul giornale locale, a volte mi trova d’ accordo a volte no, ma questo suo scritto mi trova in tutto e per tutto sulla sua lunghezza d’ onda, perché ho un paio di jeans che ho portato fino al trituramento e quando sono diventati tanto indecenti da poterli metterli in pubblico li ho spostati ai lavori pesanti, quindi sono pieni di vernice, di verde del taglio del prato, di olio quando faccio la manutenzione degli attrezzi agricoli, insomma li metterò sempre, a meno che io diventi una balena, in quel caso li riporrò in un cassetto e quando magari in futuro vedrò in vetrina pantaloni simili, riderò pensando che in realtà sono stata io la prima stilista di quel genere, solo che non li potevo mettere perché sarebbe scattata la famosa camicia bianca allacciata dietro, o mi avrebbero dato 50 centesimi di elemosina.
Dietro sulle chiappa destra, dove ogni uomo che si rispetti e che non sia mancino tiene il portafoglio.
Bello gonfio, come ogni uomo che si rispetti.
Non appena Norma se ne accorgerà mi intimerà di giubilare le braghe fallate. E qui si innescherà la solita contrattazione: tra me che a certi vestiti mi affeziono, e lei che indica il sacchetto dell’ indifferenziato. Perché se il vestito è ancora buono può essere destinato ai poveri, ma se cade a pezzi cercare di spacciarlo per elemosina è un insulto alla miseria.
Dalla mia ho un’ arma nemmeno troppo segreta: il tentativo di portare in montagna i pantaloni ancora buoni. Perché tra i boschi dell’ alta Val di Susa i canoni dell’ eleganza sono più elastici rispetto alla pianura.
Però c’è una questione che mi indispettisce. Per un buchino su una tasca dovrò rinunciare a un paio di ottimi jeans, mentre nelle vetrine dei negozi alla moda certi pantaloni più sono tagliuzzati e più costano cari. E allora mi domando: perché io, con un solo buco passerei per straccione, mentre se avessi addosso una ragnatela cadente di Denim azzurro, integra solo all’ altezza della marca, passerei per un gran figo ( nonostante l’ età…)?
La risposta, probabilmente, è che certe licenze se le possono permettere solo chi ha i soldi, oppure sono ammissibili se è un dik-tak della moda. Il ricco che veste da straccione è originale, il povero con le pezze ai ginocchi è un poveraccio e basta. I jeans da 300 euro tutti sbrindellati ma con la griffe ben in evidenza sono un oggetto del desiderio, i miei con un buchino sulla tasca vanno bene per la montagna.
E ancora il mio Rolex falso ( costato 25 euro a New York) addosso a me denuncia a gran voce di essere una patacca: che spacca il secondo fin che si vuole, ma patacca. Lo stesso Rolex, ma al polso del professionista o dell imprenditore di grido, sembrerebbe appena uscito dalla fabbrica di Ginevra.
Ma a me questo andazzo non piace. Chiederò a Norma di darmi un puntino di rammendo sulla tasca, e quei jeans li terrò per casa o per la montagna. Però non affiderò mai un paio di braghe ( o peggio a un paio di mutande) il compito di dichiarare al mondo che esisto. Spero di avere altre frecce nel mio arco. E per quanto riguarda l’ impegno a lasciare traccia, che ciascuno di noi ha in questo mondo, preferisco affidarmi alla massima del buon Cartesio: penso dunque sono.
Enrico Bassignana.
Chi è Bassignana? E’ uno giornalista, uno scrittore e se vogliamo anche opinionista,
scrive sul giornale locale, a volte mi trova d’ accordo a volte no, ma questo suo scritto mi trova in tutto e per tutto sulla sua lunghezza d’ onda, perché ho un paio di jeans che ho portato fino al trituramento e quando sono diventati tanto indecenti da poterli metterli in pubblico li ho spostati ai lavori pesanti, quindi sono pieni di vernice, di verde del taglio del prato, di olio quando faccio la manutenzione degli attrezzi agricoli, insomma li metterò sempre, a meno che io diventi una balena, in quel caso li riporrò in un cassetto e quando magari in futuro vedrò in vetrina pantaloni simili, riderò pensando che in realtà sono stata io la prima stilista di quel genere, solo che non li potevo mettere perché sarebbe scattata la famosa camicia bianca allacciata dietro, o mi avrebbero dato 50 centesimi di elemosina.
martedì 18 marzo 2008
Essere o avere?

"Se potessi avere mille lire al mese...". E invece di lire al mese ne ha più di cinque miliardi, per un totale di 28 milioni 33 mila euro l'anno. Chi? Silvio Berlusconi, naturalmente: il Paperon de'Paperoni della politica italiana dichiara nel suo 740 un reddito 313 volte superiore a quello di Romano Prodi, che si ferma a quota 89.514. E' quanto emerge dalla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi di ministri, deputati e senatori relative all'anno 2005 e rese note oggi.
Stamattina alla Radio ho sentito parlare di questo sondaggio e devo dire che mi è sceso il latte alle ginocchia e se fossi stato maschio mi sarebbe venuto un prolasso scrotale.....Perché mai?
Semplice, a me sapere il reddito di Berlusconi piuttosto che di Prodi o di Vattelapesca non me ne può fregar di meno, quello che mi importa è che loro facciano bene il loro dovere e nel caso dovessero far filotto paghino di tasca propria e non con la mia o la nostra , questo è il punto.
Questi sondaggi non li sopporto o meglio il modo in cui vengono fatti e discussi non reggo, cercando di creare una guerra del povero contro il ricco, nel mio carattere è inesistente ogni forma di invidia per le cose materiali.
Quindi non mi interessa se il Cavaliere ha due Elicotteri o prodi tre Mega ville o che ne so...
Quello che mi frega è che non se li continui a mantenere facendomi mancare il necessario ( non il superfluo quello lo lascio volentieri a loro).
E il vero problema non sono i loro 740, sono i nostri.
La modalità dell'Avere, secondo Fromm, è più indicata alle società consumistiche, dove il possesso è una condizione essenziale. Il presente è il prolungamento dei ricordi posseduti. La modalità dell'Essere, più emotiva, è rivolta all'osservazione delle cose, il tempo futuro riveste una maggiore importanza che il passato. E' importante cercare di variare il proprio comportamento verso quest'ultima modalità
Tra l' essere o l' avere ho sempre scelto la prima, ma sono nata figlia di un minatore.
domenica 16 marzo 2008
Può essere poco o molto.

Dire che ho avuto una settimana di merda è fare un complimento, ma non scriverò i motivi sarebbe inutile visto che sono sopravvissuta,
però ieri sono andata a fare la spesa come il solito, e il Sabato vado nella cittadina vicino a me, ma guarda caso le strade erano chiuse al traffico perchè si svolgeva il Rally...il mio solito didietro...avessero almeno avvertito qualche km prima con dei cartelli, ma figuriamoci se si prendono quel " mal di pancia" comunque riesco a non incazzarmi nemmeno tanto, sono troppo stanca anche per sprecare energie nelle parolacce.
Conseguenza, torno indietro e vado nel negozio " settimanale", vorrete mica dirmi che una scema come me possa pensare di prendere il carrello...nono nono!!! Io ho le braccia forti due cestini li reggo ( quasi, circa, più o meno), insomma va a finire che ho i due cesti stracolmi, le mani anche e allora come si fa? Li sposto a piccole pedate no? scommetto che voi non sareste arrivati a tanto, (ma io sono poco dignitosa in certi momenti).
Succede che vengo attirata da un piccolo espositore di saponette, avete idea quella saponette strane dei Coloniali? Ecco quelle e ne vedo una al "Burro di Karitè", ma una mano più libera delle mie mi precede, guardo il tizio che conosco bene e credo di avere avuto una faccia, ma una faccia ( del tipo cazzo non me ne va bene mezza) visto che era anche l ultima....Ma vabbè, penso, finirà la settimana di merda no? PACE...
Quando pago la cassiera mi porge la saponetta, era un regalo del signore di prima, devo averlo proprio commosso!!!
Ecco queste cose, come il Gelsomino che abbiamo piantato davanti alla cucina, oppure i Narcisi che stanno fiorendo, o la Rosa che si sta arrampicando sulla recinzione del giardino, queste cose mi fanno dimenticare la settimana di merda passata e mi rendono meno stanca per affrontare la prossima che probabilmente sarà più o meno uguale, cambierà solo il fatto che per una volta riuscirò ad avere due giorni di festa consecutivi, Pasqua e Pasquetta....Poco? Niente?
Per me la pace che trovo nella mia casa è MOLTISSIMO!!!!
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